Lettera alla mia gente
Monday, July 27th, 2009.. per ore mi sono guardata lo schermo bianco del pc, senza sapere come iniziare a parlarvi e soprattutto da dove iniziare a spiegarvi. La decisione l’ho presa da poche ore, e dopo interminabili giorni in cui non ho fatto altro che dilaniarmi il cervello di dubbi, di ragionamenti, di riflessioni.in bilico costante tra incertezze e coraggio, tra contraddizioni ed entusiasmo, consapevole di voler andare avanti e guardare oltre, un piede dopo l’altro, non volendo rinnegare il mio passato e la mia coerenza,. perché quello si, sarebbe il vero salto nel vuoto.
Se fosse stata una scelta personale che avesse investito di cause ed effetti esclusivamente la mia sfera individuale mi sarei dimostrata ben più risoluta e determinata: ma se avete riscontrato sincerità e trasparenza dalla mia presenza sindacale tra di voi, e per anni, capirete i motivi di una decisione così sofferta e ponderata, perché attraverso di me ne siete indirettamente coinvolti, mentre diretti destinatari ne saranno tutti coloro che hanno apprezzato il mio impegno e il mio lavoro in categoria. Questo è l’unico e valido motivo per cui voglio essere io stessa ad affrontare l’argomento con voi, senza permettere ad altri di potermi anticipare, in un atto chiarificatorio da me sentito, oltre che dovuto.
Cercherò di essere breve anche se parto da lontano, novembre 2008: i primi giorni di novembre diedi le mie dimissioni da SdL. Non passò molto tempo che iniziarono i contatti da parte di diverse organizzazioni sindacali, alcune in maniera blanda ed interlocutoria, altre con tematiche e proposte più incisive: a prescindere da chi e per cosa, vivevo troppo concentrata sulle delusioni e frustrazioni sindacali di una remissione sindacale appena compiuta, e la mia prioritaria necessità era di far decantare la rabbia e stemperare la nausea di un’esperienza che ritenevo fallimentare, e di una vertenza aziendale che al pari di voi, mi aveva letteralmente liofilizzata e tramortita. Un mese dopo giunse la roulette russa delle assunzioni, un dramma di gruppo che ha minato profondamente la prima sicurezza per un lavoratore -la sua occupazione- e che ha prosciugato le poche rimanenti energie: avevo il solo desiderio di sparire o di essere invisibile, di riprendere in mano la mia vita, indossavo la divisa e lavoravo, sperando che i colleghi non mi riconoscessero, non mi chiedessero un parere o un conforto, cosicché una ferita ancora aperta non riprendesse a sanguinare. Come potevo pretendere però che ciò accadesse, se per anni , avevo incentrato nel dialogo ravvicinato e nel lavoro di prossimità il mio stesso ruolo ed attività sindacale? Le settimane e poi i mesi passavano, noi assunti e i colleghi in Cigs (soprattutto coloro lontani anni luce dai parametri di pensionamento) raminghi e frastornati, e abbandonati più di noi soltanto i colleghi precari, senza ammortizzatori sociali e senza sussidio di disoccupazione.
Noi, gli “eletti”, avevamo ancora un posto di lavoro, ma con un contratto che faceva acqua e molto fango da qualsiasi angolo lo si analizzasse, tutele di legge dimenticate, discriminazioni a vagonate, i limiti massimi d’impiego divenuti da “eccezionali” via via quotidiani e consueti. Giorno dopo giorno, e sempre più spesso, i colleghi mi dicevano: “così non può continuare.facciamo qualcosa..fai qualcosa, Sadie!” . Il problema era stabilire, non tanto che nessuno di noi potesse avere l’antidoto o la bacchetta magica,. ma “COSA” FARE! Ritrovai nuovi stimoli e reattività per lanciare un’idea, assieme a qualche collega indomabile quanto me: Real aavv, un movimento aggregativo che si poneva l’ambizioso obiettivo di smarcare gli attori sindacali tutti, che fossero quelli confederali- gli oppositori- il sindacalismo “lontano” dalla base, e che drenasse a se e le (ri)componesse in maniera collettiva e partecipativa le varie e innumerevoli urgenze della categoria: era comunque già importante trovare un contenitore in cui riconoscersi, se è ancora valido il concetto che quanto più le condizioni sono pesanti e insostenibili tanto più è fondamentale non isolarsi né alienarsi nelle proprie preoccupazioni ma ricercare invece un ambito di condivisione solidale. L’adesione a Real avvenne, e soprattutto a ridosso dell’iniziativa fu alquanto significativa, ma non con quei parametri numerici che ci si era prefissi in partenza,. la spallata non fu data, e noi promotori ci ritrovammo con gli ennesimi risultati dell’ennesimo movimento/associazione di nicchia. Paradossalmente avevamo contribuito alla frammentazione ulteriore della categoria, aumentando una confusione che invece volevamo diradare, mentre e sempre più si delineavano come interlocutori sindacali ufficiali, dopo una lunga fase di stallo delle relazioni con l’Azienda Cai, Cisl – Cgil – Uil e l’Ugl. Difatti anche in ambito AzCai, si stava e si sta ultimando un processo di snellimento del sistema di relazioni industriali che sta svilendo politicamente i contenitori sindacali autonomi e cristallizzando inesorabilmente il sindacalismo di base ad azioni sempre più teoriche e sempre meno pragmatiche: questo non sta accadendo solo in AzCai, ma in altre medie-grandi imprese del Paese, fortemente incentivato con questo attuale Governo, ma gestito in maniera speculare, anche se più morbidamente, anche dal precedente Governo di centro-sinistra, ed inoltre fortemente perseguito pure dal mondo delle banche centrali e della politica tutta, in quanto i suoi esponenti, che siano a destra come all’estrema (ex) sinistra, di Montecitorio o di Palazzo Madama, hanno un passato di imprenditori e di liberi professionisti di alto ceto sociale, quindi fisiologicamente lontani dal mondo del lavoro e involontariamente attratti da.viale dell’astronomia!
Torniamo a noi: non basta oggi riconoscere che chi ha il potere istituzionale e concertativo di stare nella “stanza dei bottoni”, come e più di prima, siano i confederali e da qualche anno l’Ugl. Dobbiamo invece verificare che ancora una volta questa categoria si ritrova a guardare inerme. al di fuori dei processi sindacali e decisionali, con un fardello sempre più pesante ed insopportabile di cose da dire e di istanze da rivendicare e con un indirizzo sindacale, che senza una nostra partecipazione e coinvolgimento, è e rimarrà un destinatario troppo “distante” per far si che le nostre richieste possano essere sia spedite sia soprattutto ricevute e recepite.
Nuovamente all’angolo. Nuovamente orfani.
Da diverso tempo l’Ugl , con il coinvolgimento diretto dei Segretari nazionali dei trasporti e del trasporto aereo, mi ha proposto l’incarico nazionale di settore assistenti di volo, nonché la gestione della Comunicazione del comparto volo Ugl.
Ho dato la mia accettazione.
Questa è un’investitura importante ed autorevole, ne convengo, ma sarebbe asettica se non coinvolgesse passionalmente le mie intenzioni, le mie motivazioni, e cosa più importante se non riuscisse a porre NOI Assistenti di Volo come fulcro dei processi imminenti. E’ un incarico che investirà il mio totale impegno ed energie ma che fungerà altresì a traghettare funzionalmente noi tutti verso le vere e ventrali dinamiche categoriali per quella storica innovazione in ambito di rappresentanza sindacale: le RSU.
Quelle saranno vostre ed interamente vostre: voi deciderete, voi voterete i vostri rappresentanti, voi sceglierete chi e coloro dovranno rappresentarvi nei processi essenziali delle interlocuzioni aziendali, da una semplice strategia ad una trattativa, da una piattaforma ad un accordo.
Quante volte ci siamo detti che sono le persone a fare il Sindacato, e non l’inverso? In assoluto spirito democratico e in accertato riconoscimento legale di rappresentanza sindacale, l’occasione di poter essere decisivi, determinanti e non più innocui spettatori sull’emiciclo dei delegati sindacali designati è ormai alle porte..
A tal proposito, vi cito un passaggio dell’ultimo volantino Ugl: ” Quale migliore occasione potremmo quindi avere se non quella di rinnovare il mandato delle strutture sindacali con le prerogative delle RSU?
Quale migliore occasione potremmo quindi avere se non quella di coinvolgere in questi nuovi processi sindacali coloro che hanno ancora la forza di mettersi in gioco, di unirsi a noi, per la tutela e il rilancio degli Assistenti di Volo?”
I Dirigenti UgL me lo avevano anticipato e promesso, hanno ora dato percorribilità alle loro intenzioni: mi proponevano ma non credevo, mi parlavano ma pensavo che fosse aria fritta, la solita pastura per i pesciolini che abboccano.. Si stanno infatti stabilendo concretamente le condizioni, avallate da una caratura confederale, per farci approdare come gruppo/movimento (che isolato non inciderebbe MAI nelle percentuali elettive di RSU) o come singolo apporto, per essere in quelle elezioni RSU come lista indipendente o inclusa nella struttura RSA esistente.
COME PRESENTARSI, se vorrete, LO DECIDEREMO ASSIEME, a tempo debito.
Attualmente solo una rapida considerazione: dopo tante parole, tante autocritiche virtuali, tante opzioni e nessuna conclusione, ho potuto assistere da parte di un sindacato confederale poi, alla prima (ed unica) remissione autentica, di chi risponde all’attualità categoriale con fatti e percorribilità.
E a fronte di mille illusioni, tutto ciò mi ha lasciata (piacevolmente) sconcertata.
Qualcosa si muove, e con l’evidenza dei fatti…e su tali proposte e fatti da parte dell’UgL sono a parlarvi come prova vivente ed intermediaria di un radicale cambiamento di mentalità sindacale, in divenire ora e che diverrà tangibile soltanto attraverso il vostro futuro apporto.
Ho ponderato questa scelta un tempo che mi è parso interminabile, proprio per le paure che avevo di accettare una sfida simile, il senso di inadeguatezza rispetto alle responsabilità dell’impegno sindacale che mi si voleva conferire, e quando riuscivo raramente a padroneggiare queste emotività, subito ne subentrava un’altra di paura, ben più complessa e delicata: quella di non essere compresa da voi, in un triplo salto mortale rispetto al percorso recente, che è ancora visibile e scottante se giriamo indietro lo sguardo. Capivo che non c’era nulla di scandaloso per un’Organizzazione Sindacale individuare e tentare di coinvolgere al suo interno persone o personaggi che tra i colleghi di lavoro avessero credito, credibilità e che negli anni fossero divenuti un punto di riferimento, tra i tanti, per la Categoria: eppure esaminavo la scena della proposta, in continuazione, per intravedere quale fosse l’agguato o il tranello, e avere ragione e le giuste ragioni per tirarmi indietro: cioè l’ipotesi per cui non volevo assolutamente che si usassero i colleghi attraverso di me e la mia buona fede. Quello che mi ha fatto capitolare è stato riscontrare lo stesso atteggiamento sereno e pacato ogni volta che mi veniva riconfermata la proposta da parte dei dirigenti UGL: non una pressione, mai un accenno alla fretta per una veloce conclusione. Anzi, mi si diceva di prendermi tutto il tempo possibile, che la mia scelta non sarebbe stata facile affatto e che dovevo ritrovare tutta la fiducia delle mie possibilità e capacità. Ho più volte ribadito “loro” che non avrei rinnegato nulla di ciò che avevo fatto, detto e scritto in passato, soprattutto le congiunture ferocemente criticate e per cui mi sono seriamente battuta, in aperta opposizione alle azioni da loro introdotte: mi è stato risposto che nulla di ciò che portavo in dote sarebbe stato manipolato a loro favore, e che riconoscevano nel mio percorso difficile e in prima linea la passione e le motivazioni per svolgere un ottimo lavoro sindacale futuro. Ho domandato “loro” se l’aver puntato sulla mia persona fosse indice di una mera operazione di marketing sindacale, per intercettare un immediato e più ampio consenso: mi è stato risposto che aderendo all’incarico avrei dovuto compiere essenzialmente il vero assunto su cui l’ Organizzazione Sindacale investiva, e cioè un Progetto Categoriale in cui fossero rivalutate e rilanciate le peculiarità lavorative e professionali e dove fossero individuate altresì, in maniera tecnica e programmatica, le scadenze e le carenze d’impiego e contrattuali su cui fondare un riscatto percorribile e non più derogabile.
Accettando questo incarico, da oggi in poi VOI “userete” me, e non vi sarà solo concesso. Lo pretenderò. Ad “una di voi” sono stati offerti gli strumenti sindacali per varcare quella fatidica soglia: di chi decide le sorti di tutti noi lavoratori nella nostra azienda. E non ho intenzione di andare in solitario: dovrete approfittare di questa occasione, che per una volta ci fa essere protagonisti e non silenziosi comprimari, che per una volta inverte le dinamiche sindacali di vertice, dove chi decide per noi troppo spesso è stata una persona .. appena “informata sui fatti”. Quel che a voi, ora a caldo, può sembrare un opportunismo, dovrà presto divenire un’opportunità, fornitavi e suggellata dal potere di scelta elettiva delle RSU: nessuno è convinto di cambiare il mondo, o di arrivare e di sistemare facilmente le cose a posto e in ordine, ma nessuno più di me è convinta che diverrà un’opportunità se tentiamo assieme, e se puntiamo assieme al massimo dei risultati conseguentemente miglioramenti e cambiamenti in positivo non possono che avvenire e concretizzarsi.
Al mio fianco ritroverete 4 colleghi che voi conoscete benissimo, con cui ho trovato nel tempo vicinanza e affetto, oltre che l’affiatamento sindacale ottimale, per visioni e analisi: quando avverrà la loro partecipazione, saranno loro stessi a comunicarvelo. Di questi 4 colleghi, tre sono validissime donne, serie e preparate, oneste e determinate: è per me fondamentale infatti che il mondo sindacale, se vuole intraprendere un radicale rinnovamento e ristrutturazione, dia spazio a sindacalisti “provenienti da venere”, non in ossequio alle quote rosa, modalità di spartizione già nel suo concetto.discriminante, ma perché è bene che lo stesso linguaggio prettamente maschile subisca finalmente delle contaminazioni femminili, che il mondo sindacale non sia appannaggio di soli uomini e di sparute “coincidenze” femminili tra quelli “provenienti da marte”, e che nel nostro ambito lavorativo ci sia la giusta corrispondenza tra referenti sindacali donne con un organico di AAVV che conta un 60%-65% di lavoratrici effettive. Una corresponsione che non ha nulla di numerica equazione né di rivendicazione egemonica dei sessi: ma è quella aspettativa da parte della lavoratrice donna di veder gestiti disagi e difficoltà lavorative, ma anche intime confidenze, dalla sensibilità e dalla vicinanza di un’altra donna. Immaginiamoci infatti quanto sarebbe custodito e anche difeso agli estremi la condizione di una lavoratrice se ricevuta e recepita da una collega sindacalista e donna? Io non penso che sia facile e istintivo poter chiedere conforto ad un sindacalista uomo se la collega ha appena vissuto il dramma di un aborto spontaneo, così come alle varie mobilitazioni delle ELN, ho visto la partecipazione di molte colleghe donne, che figli non avevano (come la sottoscritta), o che li avevano già grandi ma che comunque veniva loro spontaneo il “sentire” quel disagio, e dare solidarietà e sostegno alle colleghe coinvolte direttamente.
Vi sembrerà inconsueto, ma mi auguro che questa lettera sortisca in voi aspre critiche, anche strumentalizzazioni! Sarebbe infatti inquietante se non ci fosse un dibattito: perché significherebbe appurare che siamo tutti perdutamente annichiliti, senza reazioni e impulsi critici. Se non ci fossero critiche ed obiezioni, vorrebbe pure dire che una scelta sindacale di tale portata non subirebbe alcun interesse da parte vostra, e che niente e nessuno vi desterebbe da un pericoloso torpore.
Concludo dicendovi che mi voglio impegnare in questo nuovo percorso perché sono convinta che questo sia un tentativo da fare e su cui scommettere se mi verranno dati mezzi e sostegno, sia sindacali sia quelli soprattutto della categoria, da voi … che siete la mia gente.
L’ultima vertenza ci ha fatto miserabilmente capire che essere appesi o sospesi ad un rimpianto, quello di non “averci provato”, lascerà per sempre in noi il dubbio per cui avremmo potuto o non potuto sovvertire il sistema, se potevamo o non potevamo ( pochi mesi fa dando fondo al conflitto) incidere benevolmente o negativamente sugli eventi: non lo sapremo mai…
Questa alienazione e mortificazione non vorrei più riviverla: preferisco di gran lunga fare ammenda su un obiettivo mancato, presentarmi a voi magari con un fallimento conclamato, . ma con il coraggio e la trasparenza di averci provato, e senza alibi o strategie di reticenza, indolenza e inerzia.
Seguirò ogni vostro commento, ogni singola parola: divergere su un percorso, maturarlo e poi ritrovarsi vorrà dire crescere e maturare, trovare quella sintesi tra noi che ci condurrà al di fuori del guado, compattarci in cordata sulla cresta di un dirupo, ferrare gli agganci e i moschettoni e divenire un monolitico, più tenaci della montagna che si vorrebbe scalare e più solidi della frana che ci vorrebbe inghiottire.
E avrò modo di parlarne a lungo con ognuno di voi, a bordo o trovandomi al cbc, da dove non me ne sono mai andata. E’ mia intenzione infatti continuare a svolgere, come allora e come sempre e più di prima, la mia azione sindacale di front-line, che per un sindacalista, se vuole essere capito e poter capire, se vuole essere ascoltato e saper ascoltare, è il banco di prova e di verifica a cui non dovrebbe rinunciare mai.
Con tutta la sincerità che ho potuto,
sadie toso